Ora che “Controcorrente” comincia il suo giro di presentazioni, mi rendo conto che raccontare un’esperienza nella quale i bambini appaiono protagonisti suscita curiosità e speranza: davvero bambini e maestre possono divertirsi, mentre imparano? Davvero molti tra loro amano imparare e non si annoiano? Davvero non sono passivi, ma propositivi e appassionati?

Credo che sia arrivato il momento di passare agli esempi e mostrare i frutti del lavoro cooperativo, basato sulla Metodologia della Ricerca. Sarebbe bello poter mostrare la classe stessa (cosa che la normativa sulla privacy impedisce), ma qualche esempio concreto posso provare a portarlo: aneddoti, disegni, mappe cognitive … Un po’ di “Capita!” e un po’ di “Nel frattempo..”

Cosa vogliono dire “capita” e “nel frattempo”? Beh, ecco un piccolo esempio:

Capita che la maestra (io) trovi nell’archivio della scuola un pacco di giornalini scolastici redatti decenni fa. Ingialliti dal tempo, mantengono intatta la bellezza delle immagini in bianco e nero e la corposità dei testi, lunghi, zeppi di informazioni, curati nel linguaggio. Si tratta di resoconti di visite in Centro Storico, realizzati da una classe quinta nel 1983. Quarant’anni dopo, li porto a vedere ai miei alunni, che restano stupiti dalla qualità del lavoro e dalla cura dei disegni. Chiedono come sono stati fatti, perchè è evidente che non si tratti di fotocopie. Così, la conversazione corre sul filo delle loro domande: “Quanto tempo veniva impiegato nella stesura dei fascicoletti? Che cos’è un ciclostile? Come si facevano i disegni? Chi erano i bambini e le maestre di quella classe? Eccetera eccetera, per uno svariato numero di domande, che vi risparmio.

Alla fine, racconto com’era la nostra scuola quando sono arrivata qui, 35 anni fa, quanta vivacità circondava le classi (vivacità intellettuale, intendo), quanti bei progetti venivano realizzati e quanto tempo bambini e insegnanti dedicavano a renderli bellissimi, in un tempo in cui non esistevano ancora computer, stampanti e fotocopiatrici.

Su internet troviamo un video che mostra un ciclostile Gestetner e il suo funzionamento, poi torniamo ai giornalini per renderci conto di quanto impegno ci volesse per creare le matrici, scrivendo a macchina e incidendo con lo stilo.

Una tal Michela aveva scritto una lunga ricerca su un palazzo del centro storico, illustrata con un magnifico disegno in bianco e nero. Qualcuno si chiede se Michela possa essere ancora viva, così inserisco uno di quei “nel frattempo” che sostituiscono le esercitazioni preconfezionate. Scrivo alla lavagna: “Nel 1983 Michela faceva la quinta. Quanti anni ha oggi Michela?” Tutti devono dare una risposta, calcolando a mente. Il giro delle risposte porta risultati scontati e altri più sorprendenti, ma la cosa più interessante è scoprire che i ragionamenti che hanno condotto alla stessa risposta sono stati almeno 4 differenti: qualcuno ha contato “in avanti”, partendo dall’età di Michela a quel tempo e arrivando a oggi, qualcuno ha sottratto la data di nascita dalla data odierna, qualcuno ha tenuto conto dei 10 anni di Michela nel 1983, partendo da 10 per il suo conteggio, uno ha fatto prima: suo padre è nato nello stesso anno di Michela, quindi non ha fatto nessun conteggio. Un “nel frattempo” molto molto interessante!

Il giorno dopo, un bambino che è già un piccolo artista mi porta un meraviglioso disegno che rappresenta la facciata di San Lorenzo. Dice: “Anche io lavoro bene come quei bambini!”

Capitano cose bellissime lasciando correre la lezione e ora, i “Moti d’orgoglio” hanno trovato il loro spazio su una parete dell’aula!

Venerdi parlerò anche di questo alla nuova presentazione, a Oregina. Spero che sia una discussione, cioè che faccia “capitare” qualcosa di durevole!


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